TRENTO. Un folto gruppo di rappresentanti delle associazioni promotrici del disegno di legge di iniziativa popolare per l’educazione all’affettività hanno presentato oggi al Presidente del Consiglio, Claudio Soini le 8000 firme autenticate che sono state raccolte nell’arco degli ultimi due mesi. Un numero che, hanno sottolineato le prime firmatarie, Paola Morini, Marta Anderle e Maria Giovanna Franch, sta a testimoniare l’interesse verso questo argomento. Quota 7746 che nessun ddl popolare ha mai raggiunto e una mobilitazione che ha visto il coinvolgimento non solo dei cittadini, ma anche l’adesione dei comuni di Roncegno, Castel Tesino, Commezzadura, Civezzano, Roncegno, Arco, Trambileno.
L’importanza di questo lavoro di raccolta di adesioni fatto dalle associazioni promotrici (Oivd, Anpi coordinamento donne; coordinamento Donne Centro Antiviolenza; Acli coordinamento donne; Alfid e Aps Ballerio) è stato riconosciuto dal Presidente Soini che ha ricordato l’iter che il ddl di iniziativa popolare dovrà ora affrontare.
Prima la valutazione dell’Ufficio legislativo, poi l’assegnazione alla commissione di competenza e infine la discussione in Consiglio. I promotori del ddl hanno chiesto, vista anche la partecipazione dei cittadini alla raccolta di firme, la garanzia istituzionale da parte del Presidente sul percorso che il testo dovrà affrontare. Soini ha ricordato che ci sono una decina di disegni di legge, tra cui uno di iniziativa popolare, in attesa di essere discussi, ma il ddl consegnato oggi ha comunque la stessa dignità di quelli proposti dai consiglieri e dalla Giunta. La richiesta di tempi celeri da parte dei promotori deriva anche dal fatto che si sta delineando (anche se non c’è ancora nulla di ufficiale) una possibile modifica della legge sulla scuola all’interno della quale potrebbe trovare spazio il contenuto del disegno di legge di iniziativa popolare.
Per questo i rappresentati delle associazioni promotrici auspicano l’apertura di un dialogo con i consiglieri e la stessa assessora all’istruzione.
L’obiettivo del ddl è quello di integrare la legge sulla scuola del 2006 introducendo un modello formativo sull’educazione alla parità di genere con strumenti come la formazione del personale adulto (insegnanti, personale scolastico genitori); l’istituzione di un comitato scientifico e un fondo provinciale per finanziare le attività.

