Società Trento

Oltre le Alpi

Un anno di incontri e il futuro della comunità trentina in Germania, Austria e Svizzera

Come nostra consuetudine, ormai da tempo, andiamo in giro per il mondo alla ricerca di circoli trentini sparsi in vari angoli del mondo, anche molto lontani.

Stavolta torniamo a parlare dei trentini emigrati in terre non lontane: Germania, Austria e Svizzera. Il primo circolo trentino, nei suddetti territori, nacque nel 1923 a Vienna, fondato da famiglie della Val Rendena. Nel corso del Novecento altre realtà simili sorsero in Austria, Svizzera, Germania, Belgio e Lussemburgo, diventando punti di riferimento per generazioni di emigrati.

Oggi, a poco più di un secolo di distanza, il contesto è radicalmente cambiato. L’integrazione europea, la libertà di circolazione e le tecnologie digitali hanno trasformato il modo di vivere la migrazione. La cosiddetta Nuova Emigrazione, che molti studiosi fanno risalire al 2008, si muove in uno spazio europeo fluido, come direbbe Zygmunt Bauman: i confini non sono più barriere, ma soglie da attraversare. Chi parte non è solo italiano, ma anche europeo.

Questa nuova mobilità ha facilitato i rientri e i contatti con il territorio d’origine, ma ha anche generato frammentarietà e senso di smarrimento, soprattutto in assenza di luoghi di aggregazione strutturati. Non a caso, molti circoli storici sono scomparsi negli ultimi trent’anni: in Germania, ad esempio, oggi rimane attivo solo quello di Dortmund, espressione della vecchia emigrazione.

Passiamo ora ad una panoramica di quelle che sono state le attività che si sono svolte nel 2025.

Il fulcro di tutte è stato: ricostruire legami, creare comunità.

In questo scenario in trasformazione, l’Associazione Trentini nel Mondo e il Servizio provinciale dedicato alla coesione territoriale e al capitale sociale trentino all’estero hanno promosso nel 2025 una serie di incontri mirati a ricostruire reti e favorire nuove forme di comunità.

A Vienna in ottobre 2025. A Zurigo in novembre 2025.

In entrambe le città si sono riuniti giovani trentini della nuova emigrazione, partiti alla ricerca di opportunità professionali e di un contesto in cui esprimere pienamente il proprio valore. La necessità di ritrovarsi è emersa con forza: riconoscersi in una comunità, anche solo attraverso il dialetto, ha un impatto emotivo profondo.

Come ha raccontato Teresa Morandini, rappresentante del circolo di Bruxelles, “parlare il proprio dialetto e sapere che chi ti ascolta ti capisce senza ulteriori spiegazioni” crea un senso immediato di reciprocità e appartenenza. Un sentimento semplice, ma potentissimo per chi vive lontano da casa.

Nonostante i cambiamenti, una costante rimane: la radice trentina. I giovani emigrati continuano a portare con sé valori come solidarietà, cooperazione e spirito associativo. Lo conferma anche il lavoro di Tommaso Pasquini, formatore impegnato da anni con giovani e comunità: chi parte non abbandona ciò che ha ricevuto, ma lo porta con sé e lo reinterpreta.

Guardando al futuro gli obiettivi sono: allargare la rete, ridurre la frammentarietà.

Gli incontri del 2025 hanno posto basi solide. Nel nuovo anno l’obiettivo è estendere il percorso anche alla Germania, dove l’interesse è già evidente. La volontà è quella di “battere il ferro finché è caldo”, valorizzando l’entusiasmo e la partecipazione emersi.

Le priorità per il futuro sono quelle di creare una rete stabile tra giovani trentini in Austria, Svizzera e Germania, ridurre la frammentarietà attraverso strumenti digitali e incontri periodici, favorire il dialogo tra emigrati e giovani trentini in patria, per generare scambi osmotici di competenze, esperienze e visioni e sostenere nuove forme di aggregazione, più leggere e flessibili rispetto ai circoli tradizionali, ma capaci di rispondere ai bisogni attuali.

Le difficoltà non mancano, soprattutto la dispersione geografica e la varietà dei percorsi individuali, ma i nuovi mezzi di comunicazione permettono di accorciare le distanze e di mantenere viva una rete dinamica, adattabile, coerente con la vita di chi si muove in un’Europa sempre più interconnessa.

L’obiettivo è ambizioso, forse persino utopico, ma non per questo irraggiungibile: costruire una comunità trentina europea capace di valorizzare sia il capitale sociale interno sia quello all’estero. Una comunità che non sostituisce i circoli storici, ma li reinterpreta; che non replica il passato, ma lo rinnova; che non teme la fluidità, ma la trasforma in opportunità.