Società Val di Sole

Riscoprire il valore della domenica

La domenica può assumere una funzione nuova: diventare una pausa sabbatica settimanale, un laboratorio di liberazione

Riscoprire il valore della domenica

Nel nostro tempo la domenica ha perso il suo significato originale, che prima di essere religioso è semplicemente umano. Per molti è solo il ricordo di un’epoca che non c’è più, un’epoca in cui diverso era il modo di lavorare, diversi erano i ritmi e le aspettative. Oggi, lo si sente ripetere ogni momento, non si ha più tempo, c’è solo da correre, ci sono appuntamenti urgenti da sbrigare…

In questo scenario la domenica si trasforma in un giorno come gli altri. Tanti anni fa, almeno per i credenti (e allora erano in grande maggioranza), il riposo era un obbligo assoluto; chi aveva qualche lavoro da non poter procrastinare - come raccogliere il fieno dal prato prima che tornasse a piovere - doveva chiedere il “permesso” al parroco; oltre la messa, c’era il catechismo nel pomeriggio. Insomma era il giorno da dedicare a Dio. Oggi i credenti sono diminuiti di molto, oppure credono in un modo che potremmo definire “personale”.

Le chiese presentano ampli spazi vuoti e in compenso si riempiono i supermercati che hanno il tempo continuato, si lascia spazio e tempo per lo sport e il tempo libero.

Nei primi secoli del cristianesimo c’era lo slogan: «Non possiamo vivere senza domenica». Non era solo il giorno da dedicare a Dio, ma lo si viveva anche con la comunità e per la comunità (parola ora poco usata e che ha perso il significato).

Nel nostro tempo i giorni non conoscono pause, scorrono sempre (quasi) tutti uguali. Savino Pezzotta scrive che «proprio per questo la domenica può tornare a essere un gesto di resistenza… un modo per ricordare che la vita non può essere ridotta a produzione, accumulo, controllo e consumo».

Chi conosce anche superficialmente la Bibbia, sa dell’importanza che viene data al tempo del riposo, vissuto come momento per stabilire legami stabili, per intessere relazioni libere e liberanti. Spesso il Vangelo annota che Gesù chiama i discepoli, li porta in disparte e comanda loro di riposarsi. Lasciar perdere le preoccupazioni, smettere per un po’ di lavorare dà la possibilità di inventare o creare momenti di confronto, la possibilità di affinare il proprio modo di relazionarsi agli altri, di immaginare il futuro con serenità.       

«La domenica può assumere una funzione nuova: diventare una pausa sabbatica settimanale, un laboratorio di liberazione. Non si tratta semplicemente di non lavorare, ma di sospendere la logica della prestazione. Di restituire tempo alle relazioni, alla cura, alla gratuità» (S. Pezzotta).

Riposare per ripartire rinnovati, dovrebbe essere il filo conduttore che aiuta a riscoprire la domenica, anche senza essere credenti.

Non è dunque un lusso o un vago ricordo del passato. Potrebbe diventare invece un atto di ribellione collettivo perché l’attività lavorativa rispetti il diritto a interromperla, perché non tutto è profitto e guadagno.

Oggi però la società, il nostro vivere ci ha abituato ad essere sempre disponibili a tutto, a non guardare ai diritti complessivi di ogni donna e di ogni uomo. Siamo abituati a ad avere tutto e subito, anche la domenica, quando evidentemente qualcuno deve preoccuparsi che quel tutto e subito funzioni. Ma devono poter funzionare per tutti.  Occorre dar valore alla famiglia, al gusto dello stare insieme liberamente. Forse anche per questo amo la ribellione che «comincia da un gesto netto: decidere di non essere sempre disponibili. Così cambia una cultura. Così si difende la libertà. Così si può ricominciare a respirare» (S. Pezzotta). 

Certo è un cammino controcorrente e piuttosto lungo. C’è quasi bisogno di rieducarsi. Ma c’è bisogno di star bene, gustare la serenità e cacciare l’ansia. C’è bisogno di ritrovare una gioiosa convivenza.