Domenica delle palme, domenica dove i fedeli sventolano rami di ulivo, che porteranno nelle loro case e appenderanno accanto al crocifisso o a qualche altra immagine sacra. Rami che dovrebbero indicare pace e volontà di costruire la pace, perché l’annuncio del Vangelo è credibile soltanto se si traduce in gesti di accoglienza, se sconfigge l’insensibilità e la violenza: dove il mondo vede minacce, la Chiesa vede figli. Occorre dunque essere attenti a celebrare non una tradizione, ma l’impegno verso il mondo ancora lontano dal progetto portato da Gesù.
Secondo quanto raccontano gli evangelisti quando Gesù entra in Gerusalemme c’è una folla festante ad accompagnarlo. Ma una folla che non capisce quello che sta succedendo. È entusiasta per “il figlio di Davide”, presumibilmente un re che avrebbe portato subito un gran bene. Quasi come un miracolo. Ma è bastato poco. È stato facile passare dall’osanna al grido di odio e vendetta: sia crocifisso. È stato facile dimenticare i segni che aveva fatto nei confronti di malati e poveri, dimenticare le sue parole e gli esempi che portava per insegnare come comportarsi, quale sensibilità coltivare. Il samaritano, il ricco epulone e il povero Lazzaro, la donna samaritana al pozzo, la peccatrice salvata dalla lapidazione… non erano favole per insegnare la morale ai bambini, erano esempi da imitare.
Il vescovo Lauro è stato preso di mira perché, a dire di qualcuno, non conosce il Vangelo e quindi deve “convertirsi”. Ho letto con attenzione le sue parole, il cui significato mi è parso subito chiaro: non ha parlato di immigrati irregolari, né di stupratori a cui chiedere perdono.
Ha messo in evidenza che nei confronti degli stranieri manca spesso un senso di umanità. Non succede solo in Italia, ma in buona parte dell’Europa, che non sa opporsi con risolutezza alle guerre anche più vicine a noi, ma se la prende con i più deboli senza riuscire a legiferare in modo convincente. Sembra che i nefasti tempi del secolo scorso, con due guerre mondiali e milioni di morti non abbiano insegnato niente a nessuno. Spendiamo troppi soldi per le armi e troppo poco per creare un mondo di pace. Lasciamo che le disuguaglianze economiche crescano a dismisura e siamo diventati incapaci di pensare un mondo diverso, una società migliore dove gli uomini si rispettino, si ascoltino e insieme cerchino soluzioni per una vita dignitosa.
Il che non è sinonimo di accoglienza indiscriminata e facile quanto dannoso buonismo, ma nemmeno di indifferenza e condanna pregiudiziale. Non è forse terribile sentir dire da importanti personalità che «il diritto internazionale vale solo fino a un certo punto»? Se poi a pensare in questo modo sono i cristiani, siamo al paradosso e alla bestemmia. Non solo per quanto esige il Nuovo testamento di prendersi cura di tutte le persone, ma anche per quanto raccomanda l’intera Bibbia, Antico testamento compreso. Se questo è vero, ed è vero, è in errore chi pensa di poter giustificare, grazie a quanto vi è scritto la violenza e la guerra.
Se poi vogliamo credere a chi il messaggio biblico l’ha vissuto davvero, come Francesco d’Assisi (morto 800 anni fa), sa che effetti devastanti della guerra, sia per chi la fa per conquista che per chi la fa per difesa, la rendono sempre illecita per tutti. Francesco ha provato nel 1219 a dissudere i crociati, ma invano. Allora s’è rivolto al sultano Al Malick al Kamil.
Non per convertirlo, ma più probabilmente per tentare di insegnare anche a lui l’arte del dialogo. Si potrà obiettare che nella Bibbia Dio si pone talvolta vicino a chi combatte e in qualche modo lo giustifica, Ma è proprio quello stesso Dio che insegna che la terra è sua e nessuno può usare il suo nome per sostenere cose diverse. Ne deriva che tutti i popoli del mondo hanno il diritto/dovere di vivere nella fratellanza universale. Già Mosè nel libro dell’Esodo, il più importante dell’Antico Testamento, stabilisce che vi dovrà essere «una sola legge per il nativo e per il forestiero che soggiorna in mezzo a voi» (Es. 12,49).
Tutto questo è stato ben chiarito da papa Francesco in “Fratelli tutti”. Insomma a tutti «la profezia cristiana raccomanda il rispetto del diritto per la giustizia e la pace» (Rosanna Virgili, biblista). Pongo una domanda finale: i cristiani sono convinti di questo? In caso contrario, quale Gesù Cristo seguono? E chi vuole “convertire” il vescovo non dovrebbe prima studiare la Bibbia? Con tristezza mi viene da pensare che siamo tutti cristiani mediocri; se è evidente la crisi del cristianesimo tanto da far pensare a qualcuno che è giunto al capolinea, lo è solo per la debolezza di chi crede. Non bastano le celebrazioni, possono addirittura essere inutili o un alibi per ingannarsi e ingannare. La domenica delle palme è invito a seguire Gesù di Nazareth, o almeno a confrontarsi con la sua parola, non a immaginarselo per difendere le proprie idee e i propri interessi.

