Società Val di Sole

In un mondo di violenza è possibile la Pasqua?

Ecco il mio augurio in questa solenne festa: accogliamo il Dio risorto per cominciare a credere in un mondo dove vince l’umanità!

In un mondo di violenza è possibile la Pasqua?

«Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta; ecco perché è non umana l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo» Una cosa da disprezzare, da violentare, da piegare all’interesse di qualcuno. Si può forse chiamare uomo «chi uccide, chi fa o subisce ingiustizia; chi ha perso ogni ritegno…»? (Primo Levi: Se questo è un uomo). L’uomo pare aver perso ogni valore come fosse un giocattolo con cui divertirsi, tanto che le guerre diventano videogiochi e ciò che interessa -anche in troppe trasmissioni televisive- è spiegare quale tattica usare, quali armi sono possibili.

Le migliaia di persone innocenti assassinate da bombe o spari sono effetti collaterali. Un bambino di pochi mesi o di pochi anni, voluto e amato dai genitori, può morire per un errore, magari perché una bomba intelligente ha sbagliato obiettivo? E intanto cresce l’indifferenza. L’Europa si preoccupa per il petrolio che potrebbe mancare o per il gas che verrebbe a costare troppo. Non per la causa da estirpare, la guerra.

E così, parafrasando Fromm, potremmo dire che «anche nei tempi recenti il sangue versato può essere considerato una specie di elisir», in grado di creare un bene inaspettato. Ma lo sappiamo tutti che non è così: il sangue versato è maledizione, grido che arriva al cielo, grido che chiede pietà. Come hanno implorato invano pietà i 25.000 bambini uccisi a Gaza, o i migranti che annegano nel Mediterraneo, probabilmente dopo che molti di loro hanno subito torture e sofferto la fame. C’è un grido, un urlo disperato e purtroppo dimenticato: quello dei cristiani massacrati in Sudan, in Nigeria e in altre parti del mondo.

Di fronte a tanto male che ci sommerge, rischiamo di lasciarci trascinare, di adattarvici considerandolo inevitabile. Oppure è possibile lasciarsi prendere dallo scoraggiamento: è tutto inutile, non cambierà mai niente.

Ma la Pasqua ci offre una speranza inattesa: ogni male, persino la morte, può essere vinto! Ciò che pareva trionfare con Gesù è sconfitto: la vita non finisce in un pugno di cenere. Don Tonino Bello, compianto vescovo di Molfetta, ci ricordava che il male ha un limite, che il dolore non è per sempre.

Ascoltiamolo: «Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria".

Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce». La Pasqua è una bella notizia per ciascuno di noi, per chi crede, per chi ama, per chi spera, per chi sta provando a vincere il suo male, per chi vuol costruire un mondo migliore. Si potrà dire che anche i cristiani talvolta o spesso dubitano di queste affermazioni. Basta dare uno sguardo alle chiese, sempre più vuote. Ma la vera questione non sta qui. E’ che nel nostro mondo non c’è posto per Dio, non è più un punto di riferimento, è uscito dal nostro orizzonte.

Aveva ragione Francesco Guccini quando, nel 1965 cantava: Dio è morto. Cantava che nelle tragedie Dio non può sopravvivere. Nell’ultima strofa però c’è racchiuso il senso della Pasqua: «Ma penso / Che questa mia generazione è preparata /A un mondo nuovo e a una speranza appena nata / Ad un futuro che ha già in mano / A una rivolta senza armi / Perchè noi tutti ormai sappiamo / Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge / In ciò che noi crediamo, dio è risorto / In ciò che noi vogliamo, dio è risorto / Nel mondo che faremo, dio è risorto». Ecco il mio augurio in questa solenne festa: accogliamo il Dio risorto per cominciare a credere in un mondo dove vince l’umanità!