CLES. In Trentino, anche quest’anno, la natura si fece paesaggio. Anzi, autentica meraviglia. Quella di chi guarda, certo, ma anche di chi già pensa alla raccolta di fine agosto, momento culminante di un lungo processo generativo che inizia idealmente in questi giorni. In Val di Non, primavera significa meleti in fiore. Come dire: l’immensità a tinte bianche e rosa che si estende per oltre 6500 ettari. Sono i campi gestiti dagli agricoltori di Melinda, espressione di oltre 4000 famiglie di produttori riuniti nelle 16 cooperative di un Consorzio che, da solo, copre un quinto della produzione nazionale di mele.
Qui, per pochi giorni, milioni di alberi si risvegliano lasciando sbocciare una distesa sconfinata di gemme. Il risultato? Un manto sospeso, luminoso, quasi irreale che, con i suoi 150 miliardi di petali, avvolge la valle e la trasforma in uno scenario unico, capace ogni volta di sorprendere con la stessa forza.
Incanto per gli occhi. Ma non solo. Perché dietro a questa bellezza delicata si nasconde anche la meraviglia dell’invisibile. A rendere possibile lo spettacolo, infatti, è un sistema biologico complesso e perfettamente orchestrato.
Perché la fioritura, in definitiva, non è che la manifestazione in superficie di un equilibrio permanente. Un meccanismo tanto perfetto quanto delicato in cui clima, suolo e biodiversità lavorano insieme e nel quale gli insetti impollinatori svolgono un ruolo decisivo. Permettendo ai fiori, con il loro passaggio instancabile, di generare i frutti la prossima estate, trasformando la bellezza in bontà secondo i ritmi e le regole della natura.

