ZAMBANA. Da ieri sera, le fotoelettriche dei Vigili del fuoco volontari illuminano il prisma roccioso “gemello” di quello crollato tra il 1955 e il 1956. Un gesto simbolico che apre le celebrazioni del 70esimo anniversario dei distacchi di sassi e detriti dalla Paganella che segnarono profondamente la storia di Zambana Vecchia, portando all’abbandono dell’abitato e ridefinendo il rapporto tra comunità e territorio. Un anniversario che è anche un’occasione di riflessione per la comunità locale, intervenuta ieri sera al teatro di Zambana per l’incontro “Dalla frana al Piano di Protezione civile”, primo appuntamento di un programma articolato in quattro giornate. “Il Trentino è un territorio straordinario ma fragile: la sua complessità lo espone a rischi naturali che non possiamo ignorare. Il rischio zero non esiste, ma possiamo e dobbiamo gestirlo al meglio” ha affermato l’assessore provinciale Giulia Zanotelli, coordinatrice della Commissione Protezione civile della Conferenza delle Regioni e Province autonome. L’assessore ha sottolineato il ruolo degli strumenti di pianificazione e del sistema trentino di Protezione civile: “Un elemento centrale di questo lavoro è il Piano di Protezione civile comunale: tutte le municipalità del Trentino ne sono dotate. Non si tratta di un documento simbolico, ma di uno strumento operativo che deve aggiornarsi nel tempo per stabilire come gestire eventuali emergenze.
La cultura della prevenzione deve partire dalle scuole”.
In apertura della serata, il sindaco di Terre d’Adige Fabio Bonadiman ha evidenziato il valore dell’iniziativa: “Abbiamo voluto rileggere una vicenda traumatica come la frana del 1956 in una chiave attuale, trasformandola in occasione di conoscenza e prevenzione. Da un lato, inserendo l’evento in un percorso legato alla protezione civile; dall’altro, recuperando una visione unitaria del territorio e delle sue comunità”.
Il dirigente generale del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna Stefano Fait ha ribadito il valore culturale di un sistema che in trentino conta 13mila operatori: “La Protezione civile siamo tutti noi: ogni volta che rispettiamo il territorio e ne curiamo le fragilità. Non è solo una macchina dei soccorsi, ma una cultura del vivere il territorio”. Fait ha richiamato anche il significato storico della vicenda di Zambana: “Qui sono state assunte decisioni difficili e coraggiose. È anche grazie a quelle decisioni e agli interventi realizzati se oggi il territorio può continuare a vivere. Ma accanto alle opere serve una consapevolezza diffusa”.
Il quadro tecnico è stato approfondito da Mauro Zambotto, dirigente del Servizio geologico della Provincia, che ha illustrato gli interventi di recupero e messa in sicurezza dell’area, soffermandosi sulle opere strutturali realizzate.
Particolarmente significativo l’intervento dell’ingegner Armando Mammino, progettista e direttore dei lavori di consolidamento del diedro, che ha ripercorso “La sfida alla Rupe”, raccontando le complesse soluzioni adottate per affrontare le criticità geologiche del versante.
Un focus è stato dedicato anche all’organizzazione attuale della protezione civile a livello locale. Umberto Meneghini, ispettore dell’Unione Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari del Distretto di Mezzolombardo, ha illustrato il funzionamento e il coordinamento delle strutture operative sul territorio. A completare il quadro, il geologo Mirco Demozzi ha presentato il Piano di Protezione civile di Terre d’Adige, evidenziando strumenti, strategie e modalità di intervento in caso di emergenza. La serata si è conclusa con gli interventi dei comandanti dei Vigili del fuoco volontari di Zambana e Nave San Rocco, Fabrizio Marcolla e Mauro Malfatti, che hanno portato l’esperienza diretta dei corpi volontari, sottolineando il ruolo fondamentale del presidio locale nella tutela della comunità.

