Cronaca 

Papa Francesco, un ricordo

A un anno dalla morte, la riflessione domenicale

Papa Francesco, un ricordo

Il 21 aprile 2025 è morto papa Francesco, non un teologo, ma un profeta, un uomo fra gli uomini, capace di dimostrare che Dio lo si incontra tra la gente. Non uno “al di sopra” dei credenti”, ma al loro fianco, capace di profondo ascolto e di vera comprensione. Non ha mai insegnato che Gesù lo si conosce nella legge. Perché così non appare nemmeno nei Vangeli. Si è fatto “piccolo tra i piccoli” per imparare a non scomunicare nessuno, a donare a tutti la misericordia di Dio. E’ stato il papa della misericordia. E davvero, come ci ha ricordato il successore, Leone XIV, tanto diverso nello stile di vita e di annuncio, quanto simile nei contenuti, la morte di Francecso è una porta che si spalanca proprio sulla Misericordia. Aveva indicato che stiamo vivendo un cambiamento d’epoca. Aveva capito che tutto sta mutando velocemente e che quindi «si rende necessaria un’evangelizzazione che illumina i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altrui e con l’ambiente». (Evangelii gaudium, 74). Se cambia il modo di pensare e di credere in Dio, è doveroso che la chiesa arrivi là dove ci sono le persone che vivono questa nuova realtà o ne percepiscono il disagio.

Francesco ha vissuto questo annuncio rimanendo vicino ai più fragili. Con loro ha vissuto la fraternità, ha condannato senza mezzi termini la guerra, chiamando le cose col loro nome. Non ha avuto paura di pronunciare la parola genocidio, chiedendo di indagare se non lo si stesse compiendo sterminando gli abitanti di Gaza. Ha denunciato la “terza guerra mondiale a pezzi”, perché non fosse dimenticato il dolore e i massacri di chi guardava più a se stesso che al bene dell’umanità. E papa Leone gli fa eco accusando che un manipolo di tiranni sta massacrando il mondo. Sapeva, o almeno intuiva che la guerra sarebbe diventato il modo normale di rapportarsi tra i popoli e di risolverne i problemi. E chi non ricorda la risposta data a chi voleva sapere che ne pensa la chiesa degli omosessuali. «E chi sono io per giudicare?» E’ solo Dio che lo può fare, Noi uomini, nemmeno il papa, siamo padroni della vita e delle scelte degli altri. Non dobbiamo aver paura ad ammettere che la chiesa ha talvolta, o spesso, emarginato e anche perseguitato. Mai può mettersi sopra la coscienza di nessuno. Il mio Dio mi ha insegnato a tendere la mano, a non pensare di avere ragione sempre, ma a condividere anche i dubbi con chi è dubbioso per cercare insieme una risposta.

E’ una chiesa lontana da quella che altri papi immaginavano, e cioè una chiesa “società perfetta” e diseguale. Prima di tutto ci sono i pastori che insegnano. I laici devono solo imparare. «Sacralizzando il ministero presbiterale i fedeli laici vengono di conseguenza relegati a una posizione di sudditanza». (Virginia Insingrini) Francesco era convinto che la prima a convertirsi doveva essere la chiesa, liberandosi dalla “cristianità”, cioè da quel mondo in cui tutto e tutti si dicevano cristiani. E’ stata un’idea che molto piaceva e assomigliava al potere degli uomini, ma anche capace di tradire il Vangelo, impedendo alla Parola di Gesù di agire per trasformare il mondo, sottomesso al dio denaro, incapace di riconoscere la dignità di ogni persona. Il problema non è credere o non credere in Dio, il problema è farlo vivere nei comportamenti di ogni uomo e di ogni comunità. Per diventare “fratelli tutti”, secondo il titolo di una sua enciclica.