TRENTO. Restare, tornare, scegliere. In un’epoca in cui il destino delle aree montane si muove tra fragilità e nuove opportunità, “Noi restiamo qui – Giovani storie montanare” dà voce a una generazione che ha deciso di abitare consapevolmente la montagna, trasformandola in spazio di vita, lavoro e futuro.
Questo nuovo progetto del METS – Museo etnografico trentino San Michele sarà presentato giovedì 30 aprile alle ore 18 al Castello del Buonconsiglio, nell’ambito del Trento Film Festival.
Articolato in dieci episodi, il podcast nasce da una ricerca sul campo condotta da Marco Romano e Sara Sartori in diverse valli del Trentino, dalle realtà più appartate alle mete turistiche più frequentate. Al centro del racconto ci sono quindici giovani tra i 25 e i 40 anni che condividono esperienze personali e professionali radicate nel territorio, restituendo uno sguardo autentico e contemporaneo sulla vita in montagna.
Le loro storie raccontano scelte diverse ma convergenti: c’è chi ha deciso di trasferirsi nelle aree montane e chi, cresciuto in questi luoghi, ha scelto di restare, dando continuità alle attività di famiglia o avviando nuove esperienze professionali legate al territorio.
Emergono così visioni e progetti che, insieme alle sfide quotidiane, restituiscono la complessità e le opportunità del vivere in montagna oggi.
Le loro voci raccontano un legame profondo con il territorio, il loro amore per la montagna, fatto di ostacoli e di opportunità, delineando percorsi diversi ma uniti da valori comuni: l’attenzione all’ambiente, il rispetto delle radici culturali, la capacità di innovare senza perdere identità.
Tra i protagonisti: artigiani, allevatori, rifugisti e giovani coppie che reinterpretano saperi e pratiche in chiave contemporanea. Le loro storie, raccolte tra le valli di Rabbi, Concei e Cembra, fino alla Val di Fassa, Fiemme e Primiero, restituiscono un mosaico di quotidianità segnate da impegno, competenza e capacità di affrontare le difficoltà con determinazione. Tra le voci raccolte, quella di una falegnama che rinnova la tradizione artigiana, di un allevatore che sperimenta produzioni sostenibili, di una rifugista che vive la montagna come spazio di incontro e, ancora, di una coppia profondamente legata alla cultura ladina.
Emergono racconti concreti di ragazze e ragazzi che, con impegno quotidiano, visione e resilienza, restituiscono la vitalità di una montagna contemporanea, animati dal rispetto per le proprie radici, dal coraggio e dalla capacità di affrontare la fatica.
Le esperienze di questi giovani guardano al futuro, in sintonia con un mondo interiore ricco e consapevole. Il progetto restituisce un quadro articolato della montagna non come luogo marginale, ma come laboratorio di pratiche contemporanee, dove competenze, creatività e senso del limite convivono con una forte tensione verso il futuro. Le sfide non mancano ma vengono affrontate con determinazione e progettualità.

