Ogni tanto vado in cerca di belle notizie, qualcosa che faccia bene al cuore, che inviti all’ottimismo. Ma non è facile trovarne. È sotto gli occhi di tutti l’insipienza e il buio di valori e di non senso che ci circondano. Ci sono notizie che nemmeno ci toccano; in Italia, ad esempio, nel gioco d’azzardo si sono spesi nel 2024 ben centocinquantasette miliardi; l’anno scorso ci sono stati 97 femminicidi e 1093 lavoratori deceduti sul lavoro. Potremmo poi pensare alle crisi familiari, alle migliaia di coppie alla deriva e alla progressiva diminuzione di solidarietà sociale ed economica.
Magari ci consoliamo pensando che a Gaza è finita la guerra, che non si muoia più ammazzati, ma è una bugia, perché lì si continua a sparare e continua la disperazione, come ha detto chiaramente il cardinale Pizzaballa. E poi c’è l’Ucraina, dove ogni momento qualcuno muore di freddo. Ci sono i cristiani scacciati dalle loro case e assassinati in Nigeria…
Nessuno può dirsi estraneo, nemmeno i cristiani. Non possiamo dividere il mondo in due: da una parte i cattivi che vivono nella insipida penombra e dall’altra i cristiani che vivono nella luce della religione. Anche noi i bisogno di risentire la parola con cui Giovanni apre il suo Vangelo: «In Gesù era la vita e la vita era la luce degli uomini» o risentire, al Cap. 8,12, l’audace proposta di Gesù «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Grazie a Dio un giorno della settimana scorsa qualcosa di veramente interessante e positivo l’ho trovato.
Sono stato davvero colpito una “buona notizia”, una pagina di Vangelo concretizzata e resa tale da persone probabilmente non tutte credenti, ma che hanno riscoperto la dignità dell’umano. Di che si tratta? Dell’iniziativa legislativa popolare, rimasta bloccata per oltre un anno al Congresso, che mira alla «regolarizzazione straordinaria di migranti e profughi in Spagna». La notizia è apparsa anche su Avvenire alla fine di gennaio.
Sicuramente a molti sembrerà una cosa strana, una pazzia. Ma già nel 2024 questa proposta aveva coagulato un sostegno molto amplio di associazioni della società civile, della Chiesa e di moltissimi cittadini e cittadine. Si è quindi concluso un accordo. Si tratta di riconoscere la dignità dei migranti, ha detto Luis Arguello, presidente dei vescovi. Molti di loro, ha continuato, «favoriscono l’apporto al bene comune, perché già lavorano, partecipano attraverso la scuola, la sanità e i servizi sociali». Ciò che stupirà non pochi è anche la possibilità per i migranti senza permesso e richiedenti asilo senza precedenti penali, di dimostrare la loro presenza presentando qualunque documento: un contratto d’affitto, una prescrizione medica, un certificato dell’assistente sociale… Potranno accedere alla legalizzazione anche i loro figli minori. Non sarà un percorso facile e ci saranno probabilmente momenti di incomprensione e di tensione, perché sicuramente qualcuno lancerà l’allarme che si vuol sostituire il popolo spagnolo con gli stranieri.
In realtà, però, questi ultimi sono circa sette milioni su quasi cinquanta milioni di abitanti.
Se le cose andranno per il verso giusto, ha osservato qualche esponente del governo spagnolo, «ci guadagneranno tutti: il lavoratore, in termini di diritti, le aziende, che otterranno garanzie giuridiche, e il bilancio pubblico, attraverso i contributi». Subito dopo aver letto la notizia (Lucia Capuzzi, Avvenire del 29 gennaio) mi sono detto: dunque non tutti vedono nei migranti dei nemici; c’è chi insieme alle norme e al codice guarda anche alle persone e ai volti. Molti cristiani non la pensano certamente così. Sono presi da paure e non conoscono il Vangelo, che invita al coraggio. «Il mondo non ha bisogno di sbiaditi devoti afflitti da torcicollo, nè pillole evangeliche in dosaggi tollerabili; pare che la nostra vocazione sia quella della spregiudicatezza. Leggendo le BEATITUDINI scopriamo che anche Gesù è stato spregiudicato nei nostri confronti tanto che ha avuto bisogno di dire: “Beato chi non si scandalizza di me”. Noi poi, lo abbiamo disinfettato. Per questo dopo 2000 anni il mondo e la Chiesa sono ancora nelle tenebre. In un clima conformista e annoiato come quello attuale occorre prendere sul serio i paradossi evangelici, smettere di essere insignificanti, timidi, rassicuranti, decorativi. Vorrei essere evangelicamente irregolare. Il mondo ha bisogno di incontrare non un’immagine sbiadita e innocua di Dio presentata da una comunità di imbalsamatori di Dio». (cfr. Augusto Fontana: www alzogliocchiversoilcielo)

